Il Cav. e Tremonti si mostrano uniti e fieri contro la speculazione

Macché conflitti, altro che manovra imposta da Giulio Tremonti a Silvio Berlusconi: “Una manovra così la fa il premier, non un ministro o una parte del governo”, ha detto il ministro dell’Economia, dopo aver letto sui giornali di scontri tra un Tremonti rigorista e un Cav. meno intransigente. Berlusconi e Tremonti si sono presentati in conferenza stampa per presentare una manovra “indispensabile per salvare l’euro attaccato dalla speculazione internazionale”, ha spiegato il Cav. Leggi Tutto quello che dovete sapere sulla manovra
12 AGO 20
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Macché conflitti, altro che manovra imposta da Giulio Tremonti a Silvio Berlusconi: “Una manovra così la fa il premier, non un ministro o una parte del governo”, ha detto il ministro dell’Economia, dopo aver letto sui giornali di scontri tra un Tremonti rigorista e un Cav. meno intransigente. Berlusconi e Tremonti si sono presentati in conferenza stampa per presentare una manovra “indispensabile per salvare l’euro attaccato dalla speculazione internazionale”, ha spiegato il Cav.: “L’Italia spende troppo”. Il decreto, che mira a ridurre il rapporto deficit-pil dal 5 al 2,7 per cento nel 2012, è stato apprezzato dall’Ue, dall’Ocse e pure dal Fmi, che ha espresso un “forte encomio”. Ma i giudizi più attesi erano quelli di mercati e agenzie di rating. Entrambi sono stati positivi: le aste dei Bot di ieri sono andate meglio di quelle dei bund tedeschi; Standard & Poor’s ha confermato la valutazione sull’Italia e Fitch ha chiosato: “Passo importante su via giusta”.

Chi si attendeva numeri più precisi è rimasto deluso.
Tremonti ha specificato che i tagli avranno un impatto tra il 2011 e il 2012 di 24,9 miliardi di euro, “ma è difficile fare una cifra precisa. Con un’economia in cambiamento è complicato centrare come sarà il pil nel 2011 e il 2012”. Quel che è certo, ha assicurato il Cav., è che non si prevedono aumenti di imposte. Neppure nelle regioni? “Non credo aumenteranno le tasse, semmai ridurranno le spese”, aggiungendo: “La riduzione delle imposte resta nel nostro Dna, speriamo di poter arrivare a un aumento del pil tale da poter arrivare a una diminuzione della pressione fiscale”. Allora chi farà i sacrifici? “Nessuno, a parte i 3,6 milioni di statali, che avranno uno stop all’aumento della loro retribuzione”. Ma i loro stipendi hanno avuto crescite doppie rispetto a quelle dei privati. Il resto sono tagli alle regioni da 4,5 miliardi (“insostenibili”, ha criticato il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni), eliminazioni di enti e dieci province, lotta all’evasione e ai falsi invalidi. In vista sciopero generale Cgil.